Continua la cura inglese di inflazionare il debito

Il dato sull’inflazione inglese di marzo ha confermato la volontà delle autorità monetarie britanniche di voler mantenere un tasso di inflazione superiore al 3% per cercare di svalutare il debito record che sta gravando sulle casse di sua Maestà.

A marzo infatti i prezzi al consumo sono saliti al 3.5% con anche la componente core depurata da cibo ed energia salita al 2.5%.

Nonostante la debole congiuntura economica il CPI è salito nuovamente dopo sei mesi rinvigorito dalle continue cure quantitative della Bank of England che il 9 febbraio ha confermato un nuovo round di riacquisto del debito da 50 milardi di Pound.

L’effetto collaterale è ovviamente di natura inflattiva, anche sul mercato immobiliare dove la bolla speculativa ha colpito in maniera violenta; i tassi ai minimi storici grazie alla Boe e l’effetto ricchezza provocato dall’inflazione, stanno infatti contribuendo a mantenere a galla i prezzi delle abitazioni, saliti a febbraio dello 0.3%. Leggendo il dato disaggregato però sorgono però alcune perplessità.

Sono saliti infatti alcuni beni come quelli legati all’energia, al tabacco e all’alcol a causa dell’aumento delle imposte indiretto, mentre scendono dell1.3% i prezzi dei beni durevoli, quelli più legati al ciclo economico.

Dino Martini

Articolo scritto da Dino Martini il 20/04/2012
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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