Che succede Merkel, forse non arrivano più ordini dal Mediterraneo?

Quello che serve per convincere Angela Merkel a ridiscutere tutta l’architettura europea e soprattutto la politica di austerity ad oltranza era un bel rallentamento globale dell’economia ed eccolo servito.

I dati americani da due mesi a questa parta fanno capire ad Obama che se non permetterà a Bernanke di riaprire le stamperie la rielezione è a rischio; i paesi emergenti si stanno rivelando uno dei meglio giostrati bluff finanziari della storia (almeno per i prossimi 10 anni…a proposito dell’India in BBB che ci dicono gli analisti finanziari?), un’immensa capacità produttiva a fronte di una domanda internazionale destinata a contrarsi ancora di più sotto il peso del deleveraging. L’Europa spaccata in due con recessione in doppia cifra e recessione anche nel 2012 nei paesi mediterranei.

La Merkel ha forse sperato che l’economia mondiale continuasse a foraggiare l’export tedesco, mentre lo scippo delle quote di mercato dei Pigs andava avanti, ma purtroppo per la Germania il giochino si è spezzato. L’indice ZEW uscito in settimana è letteralmente imploso, passando da 10.8 a -16.9 (la caduta più forte degli ultimi 14 anni)  e crediamo questo sia solo l’inizio, ma che soprattutto mette in discussione il +1% di Pil stimato dalla Bundesbank per il 2012.

Vedrete che all’improvviso si apriranno anche le stamperie della Bce, peccato che nel frattempo l’Italia abbia perso per strada tanta ricchezza.

Dino Martini

Articolo scritto da Dino Martini il 22/06/2012
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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