Nella parola Pigs, la “i” ora sta per Italia e non per Irlanda

Ad inizio luglio l’Irlanda è ritornata sul mercato dei capitali in autonomia con dei Bill per 500 milioni di Euro scadenza ottobre 2012.

Il lungo processo di austerity cominciato nel 2011 sta producendo i suoi frutti sul mercato dei bond con rendimenti a 5 anni ormai inferiori a quelli di Italia e Spagna. Gli stessi Cds, ovvero la misura del rischio percepito dal mercato sul debito irlandese, sono scesi ai livelli più bassi dal novembre 2010.

Il debito pubblico irlandese rimane ancora pesante in termini numerici e peserà certamente sulle nuove generazioni (siamo al 108% del Pil), però la messa in sicurezza del sistema bancario tramite nazionalizzazioni forzate e la battaglio vinta sul mantenimento del più basso livello di tassazione per le imprese, hanno permesso all’economia di riprendersi con il dato più recente del Pil reale che ha visto una striminzita crescita dello 0.7% a fronte di un’inflazione del 1.8%. Rimane ancora aperto il problema di rientro dal deficit/pil attualmente al 13% (l’Italia è al 3.9%) e soprattutto su queste le autorità irlandesi dovranno lavorare. L’altro settore collassato, ovvero quello immobiliare, sta tentando anche qui di fornire qualche segno di ripresa con prezzi delle abitazioni in calo su base annua di oltre il 15%, ma con variazioni mensili che cominciano timidamente a fare vedere dei segni + (a maggio +0.2%). Sarà ancora dura per l’Irlanda, ma nell’Euro questo paese ci rimarrà forte del referendum di fine maggio, ma anche di un mercato che in poco meno di 2 mesi ha portato i tassi a 5 anni dal 7% al 5% attuale.

Dino Martini

Articolo scritto da Dino Martini il 23/07/2012
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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