Il baratro giapponese
La carrellata di dati arrivati dal Giappone il 28 dicembre fa venire i brividi quanto a scenari futuri. Nello stesso giorno il mercato si è reso conto che a novembre i consumi sono crollati del 2,1% su base mensile (2,3% su base annuale), la produzione industriale è andata giù del 2,6% m/m (4% anno) e la deflazione è tornata a mordere con un CPI di -0.5% annuo (-0.2% precedente). Unica nota positiva la stabilità della disoccupazione al 4.5%. Il Giappone è attanagliato da un crisi secolare che vede nella deflazione il suo male peggiore se pensiamo che il tasso medio di crescita dei prezzi al consumo giapponesi è stato dello 0.1% (vedi grafico). Al momento il debito giapponese (oltre il 200% del Pil) si salva grazie al fatto che appartiene esclusivamente al popolo nipponico, ma la capacità di finanziarlo è in progressivo deterioramento con un tasso di risparmio passato dal 18% degli anni 80 all’attuale 5% con un trend destinato, con questi chiari di luna, a piegare ancora di più verso il basso.

Un disastroso utile netto per Toyota che ha chiuso il secondo trimestre con un vistoso calo.





